Funesto Festival · Seconda edizione
16 ottobre – 28 novembre 2026 · Bergamo e dintorni
Che anno è? Che giorno è?
Questo è il tempo di vivere con te.
Lucio Battisti
L’edizione 2026
Al centro della nuova edizione di Funesto c’è una riflessione sull’impatto della morte nella vita di chi resta, ciò che essa determina nelle esistenze dei superstiti.
Cosa succede quando se ne va una persona a noi cara? Cosa ci lascia e cosa porta via con sé? Come affrontiamo oggi il lutto? Che rapporto c’è tra individuo e comunità, nel tempo del cordoglio?
La morte è esperienza viva di chi resta. Il festival sposta dunque l’attenzione sugli abbandonati, il cui cammino è segnato dagli addii. Attraverso un confronto aperto con il pubblico, cercheremo di tenere viva una debole luce nel buio.
Diciannove appuntamenti in sei settimane, raccolti attorno a cinque modi di guardare la stessa cosa.
Affronta il tema della ritualità, del rapporto fra i riti, la loro supposta assenza nella nostra società e la morte, il dolore, il lutto, il cordoglio.
Dedicata alle ferite lasciate dagli “anni di piombo” e al valore della giustizia riparativa come strumento per il superamento dei conflitti e una possibile pacificazione, personale e collettiva.
Indaga l’impatto del lutto nei percorsi esistenziali quotidiani attraverso il racconto, mediato da linguaggi espressivi diversi, di vicende private ed intime.
Percorso di formazione per docenti e studenti delle scuole superiori sul tema della percezione della morte nell’adolescenza, a partire dal film “Stand by me”. Riservato alle scuole
Affronta il dramma delle morti sul lavoro, restituendo dignità e identità alle vittime, oltre il dato statistico.
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Da quando ha visto la luce nel 2005, Sguazzi si è dedicato a creare spazi e condizioni favorevoli per l'affermazione dell'umanità di ciascuno, ponendo le persone al centro della propria missione, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche, psicologiche e sociali. L'associazione riconosce il valore delle relazioni interpersonali e del progresso culturale nel superare le barriere che impediscono il benessere, la cura e la crescita individuale.
Tra il 2013 e il 2020, Sguazzi ha collaborato con altre organizzazioni del terzo settore per promuovere il festival "In Necessità Virtù", che si proponeva di dare voce alle diverse forme di marginalità e disagio umano, con l'obiettivo di promuovere un cambiamento significativo attraverso l'accettazione della nostra condizione di necessità. Funesto è il naturale proseguimento di questa esperienza, ma si distingue per la scelta coraggiosa di Sguazzi di assumersi interamente la responsabilità progettuale e organizzativa, una decisione motivata dalla necessità di riunirsi e rinascere dopo la devastante pandemia che ha colpito il mondo del volontariato.
Il titolo del festival, "Funesto", riflette il tema della morte che permea le scelte artistiche e progettuali dell'evento. La morte è stata un visitatore assiduo nelle nostre case, specialmente durante i momenti più critici della pandemia, quando eravamo al centro della tempesta. Abbiamo cercato di dar voce alla nostra esperienza autobiografica con opere come il libro e il reading musicale "Il Fiocco Viola". La perdita di Alex, caro amico e socio fondatore di Sguazzi, avvenuta la notte di Natale 2023, ha segnato profondamente l'associazione e ci ha spinti a confrontarci direttamente con il tema della morte.
Sebbene non intendiamo celebrare la morte, poiché rimane un segno di contraddizione della vita stessa, desideriamo comprenderla e accettarla. Vorremmo ridisegnare il concetto di morte come momento di riflessione, cura e connessione. In un'epoca in cui la tecnologia modifica costantemente le nostre esperienze di vita e di morte, è importante affrontare questo argomento con consapevolezza e apertura. Speriamo che il nostro festival possa stimolare nei partecipanti una sensazione di libertà consapevole di fronte alla morte, aprendo la strada a una vera libertà nell'affrontare l'esistenza stessa.
allora mi chiedo, cuore mio, perché ancora ti spauri dinanzi alla fine naturale delle cose, perché non ti rassegni a chiudere gli occhi insieme alle persone care.
Marco Corsi