14 Ott Il grande ritratto
Cari Sguazzanti,
Immaginate un paesaggio di alta e aspra montagna fatto di nerastri muraglioni simili a dirupate quinte di roccia sormontate da nuvole gigantesche che paiono anch’esse incastellature crollanti di colori violacei.
Immaginate rupi cadaveriche raggiunte da ombre scure e vapori, un moto di tetro e invisibile lievito.
Immaginate che questa giogaia di ronchioni, a strapiombo di pareti verticali ed inverosimili, nasconda un gravoso segreto a guardia del quale vi sono uomini che lo ignorano, perché resti tale, e vi sono altri uomini che controllano chi controlla e infine vi è qualcosa che può controllare tutti.
Fatto? Bene, siete in Val Texeruda, nella Zona Militare 36, in compagnia dell’ignaro e obbediente professor Ismani, ordinario di elettronica all’Università di X, invitato dall’Ufficio Studi del Ministero della Difesa a lasciare le sue lezioni e a lavorare al nebuloso progetto di rilevante valore scientifico del professor Entriade, luminare di fisica.
All’interno della Zona Militare 36, dietro un imponente muro di cinta, abbarbicata sulle pareti di un enorme botro senza sbocchi, una complessa costruzione composta di innumerevoli edifici a forma di scatole attaccate le une alle altre, in una successione di babeliche terrazze, è il teatro in cui fermenta la smania degli uomini di essere “I padroni del mondo”, oltre il genio e la follia.
Qui, ammaliati da una voce priva di parole, che sale dal fondo del burrone, da piccoli suoni irregolari, fruscii lontani, scatti, gorgogliare sommerso di liquidi, ritmici sospiri, i protagonisti si fanno prendere dal desiderio e dall’ebrezza di andare oltre la morte, ricostruendo la vita, la coscienza, le emozioni, i desideri, la luce dello spirito. E perché no? vogliono riafferrare i ricordi aleggianti, forse nell’etere, di chi è morto, innestandoli in un nuovo corpo, oltre l’umano, perché siano nuovamente vivi, al servizio di chi è rimasto in vita e non vuol lasciare andare, di chi soffre non potendo chiudere con ciò che la morte ha reciso.
E’ possibile e auspicabile voler creare un essere perfetto, potentissimo, che possa elaborare enormi quantità di informazioni al servizio della scienza ma anche capace di ragionare e pensare liberamente, correndo il rischio di perderne il controllo, perché proprio libertà e autonomia sono l’essenza dell’unicità, del genio, della scintilla vitale?
Questa è la fantascienza di Buzzati nel 1960, che un po’ richiama le attese che oggi nutriamo verso la IA nella smania di progresso e conoscenza di mondi nuovi, compresi il pulsare del nostro intimo mistero, il nostro libero arbitrio, la nostra anima. Ma quest’ultima non la conosciamo forse? non ci appartiene già?
Buona lettura
Angela
In questa lettera
Dino Buzzati, «Il grande ritratto»
«Letture funeste» raccoglie le lettere con cui Angela consiglia un libro agli altri volontari di Sguazzi.