Inquieti

Cari Sguazzanti,

La letteratura è territorio sterminato e infingardo che non dà scampo a chi vi si perde e vi resta invischiato come me, che non posso avere un pensiero senza il dubbio che sia già nato condizionato da un autore. Non so neppure se suggerirvi di consegnarvi alle sue fauci, (e quel che deve succedere succeda), accostarvici con cautela, stando all’erta, oppure ignorarla completamente affidandovi a sorte certa ….

Sicuramente, nel primo caso, potreste vivere la magia di riuscire a far scomparire il lamentarsi di un collega su quanto sia poco riconosciuto il suo lavoro oppure anche far scomparire la fila d’auto compatta di cui fate parte, richiamati da qualche personaggio lasciato sospeso la sera prima, al termine di un capitolo, che vi straluna come il canto d’una sirena.

I suoni della noia sono un ronzio che si scolora davanti alla folla variegata e vociante, da poco incontrata, che reclama proprio voi, la vostra attenzione, il vostro giudizio, il vostro ragionamento, come foste l’importante opinionista più gettonato del momento.

Di recente, forse al richiamo dell’aurea violetta di Funesto che circonda anche me, mi sono rimasti incollati addosso dei tizi particolarmente cocciuti, simili a balordi incontrati in strada a tarda notte in preda ad un’ubriacatura: ciascuno di loro vuol esternare confusamente il suo stupore, qualcuno persino vuol farsi compatire, per essere stato testimone o protagonista d’una morte beffarda che, proprio quando il più s’era fatto e si credeva d’aver lasciato un’impronta definita da consegnare ai posteri, ha scombinato le carte scherzosamente o drammaticamente, rivelando il reale senso, la reale direzione d’un’esistenza.

Ve li presento questi inquieti: Guido da Montefeltro, neo-francescano, rapito da un demone, Ser Ciappelletto, notaio impostore morto in santità, l’On. Ramberti, ex Ministro che immagina il suo fastoso funerale, il conte Tommaso Striggi, storico alla corte dei Gonzaga, un certo Buzzati, scrittore, che si tormenta dietro ad un carro funebre.

Discorsi un po’ confusi, i loro, di anime e di corpi: vociano di un’anima che si credeva pulita ed invece è sporca, di un’anima sporca che diviene pulita, di un corpo illustre abbandonato in un vagone ferroviario, di un corpo eroico trasformato in un pupazzo di segatura, d’un corpo caro consegnato all’ascolto di discorsi infimi e bassi nel suo ultimo viaggio …

Per accontentarli tutti, nella speranza che passi loro la sbornia e se ne tornino alle loro pagine, ve ne parlo brevemente accennando alla loro vicenda e ricordandone gli indirizzi, caso mai qualcuno di voi li incontrasse ancora alticci e li dovesse ricondurre a casa….

“Forse tu non pensavi che io loico fossi!“ queste le parole demoniache che tormentano il nostro Guido, ex uomo d’armi del 1200, astuto come una volpe, distintosi per aver vinto tante battaglie spesso con la forza dei suoi inganni ma poi, disgustato dalle proprie violenze, convertitosi al messaggio di San Francesco e fattosi frate. Si rammarica di aver dato retta, lui tanto astuto, al terribile Papa Bonifacio VIII che gli estorce l’ultimo fatale ingannevole consiglio per sconfiggere i Colonna, consiglio costato a Guido le beffe di un nero cherubino. Il demone acciuffa il nostro Guido in punto di morte, strappandolo a San Francesco giunto per accompagnarlo in Paradiso, e lo consegna agli inferi perché “assolver non si può chi non si pente, né pentere e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente”.

Nel caso di un vostro incontro con il “frate” lo riaccompagnerete “all’Inferno dantesco, Canto XXVII” tra i consiglieri fraudolenti.

“Testimonianze false con sommo diletto diceva, richesto e non richesto” ma anche uso a stare negli intrighi e ad alimentare discordie, oltre che omicida, avido, bestemmiatore, bevitore, giocatore, … questo è Ser Ciappelletto da Prato, notaio trecentesco, che si ammala in Francia mentre si occupa di riscuotere i crediti per conto di un ricco mercante italiano. Quando è certo che non si riprenderà più, fa chiamare al suo cospetto un confessore e si prende la soddisfazione di macchinare il suo ultimo e meglio riuscito inganno: in confessione si lagnerà di ridicoli peccati, nascondendo enormi malefatte, e sciorinerà tutta una serie di falsità circa la sua persona tanto che il confessore, credulone e commosso, farà in modo che la Chiesa e il popolo lo considerino un Santo. “Io son cosí vergine come io uscii del corpo della mamma mia”. Nel caso di un vostro incontro con il “Santo” lo riaccompagnerete al “Decamerone boccaccesco, Novella I”.

“Sapeva che per lui non c’era più rimedio, e se ne stava ormai tutto ristretto in sé, vietandosi anche d’allungare lo sguardo oltre le sponde del letto, nella camera, non già per raccogliersi nel pensiero della fine imminente, ma, al contrario, per timore che, allargando anche d’un po’ l’orizzonte al suo sguardo, la vista degli oggetti attorno lo richiamasse con qualche rimpianto alle relazioni che poteva avere ancora con la vita…” Questo è il nostro On. Ramberti al quale in punto di morte non resta che compiacersi raccogliendosi a pensare al proprio sontuoso funerale di Stato, immaginando gli onori, la folla acclamante e in lacrime, la presenza dei potenti. Certo non poteva sapere che invece il suo corpo avrebbe destato ribrezzo (Digestio post mortem…) e soprattutto che sarebbe stato vittima di uno scambio di salme. Quegli onori immaginati sarebbero toccati ad un povero diavolo il cui feretro si trovava casualmente sullo stesso vagone ferroviario.

Nel caso di un vostro incontro con l’Onorevole, lo riaccompagnerete dentro le pagine del racconto “L’Illustre estinto” di Pirandello.

“Allora accadde la cosa: perché non appena cominciarono ad alzarlo, il corpo si contorse, sfuggì dalle loro mani svuotandosi e dividendosi…” Questa è la raggelante testimonianza del conte Striggi che in gran segreto deve prelevare il corpo di Rinaldo Bonacolsi, detto il Passerino, dalla sua teca di vetro centenaria custodita in palazzo Gonzaga, a ricordo del sopravvento di questo casato sul valoroso Bonacolsi, e dargli cristiana sepoltura per ordine di Vincenzo Gonzaga che vuole accontentare i capricci di una sua favorita che mal sopporta la vista del cadavere. Striggi, fedele storico di casa Gonzaga, non può far trapelare che il corpo del Passerino, scaramanticamente conservato da trecento anni, altro non è che un fantoccio di legno e polvere con indosso una maschera funebre e uccide un buffone di corte, testimone del fatto, seppellendolo al posto del Passerino.

Nel caso di un vostro incontro con lo Striggi, lo riaccompagnerete dentro le pagine di “Delitto di Stato”, racconto di “Tu vipera gentile” della Bellonci.

“Vecchia, ammalata, distrutta anzi, consapevole che la fine stava precipitando su di lei, la mamma si sarebbe accontentata, per essere un poco meno triste, che io fossi venuto a pranzo a casa”. Questi i pensieri di Buzzati mentre in autostrada segue con la sua auto il furgone che trasporta il feretro della propria madre al luogo natio per la sepoltura. I ricordi si affollano e vanno ad alimentare la sua cattiva coscienza; è stato un giovane egoista senza attenzioni per la madre malata di cui ha cercato di rifuggire le sofferenze con la scusa di costanti impegni lavorativi. Ora gli tocca di angustiarsi nella certezza di consegnarne anche l’amato corpo ad un’ultima mancanza di attenzione: farlo trasportare da due autisti (due Marcantoni) che certamente, senza curarsi del feretro alle loro spalle, rideranno sconciamente confidandosi i loro amorazzi…

Nel caso di un vostro incontro con Buzzati, lo riaccompagnerete dentro le sue stesse pagine di “I due autisti”, racconto di “La Boutique del mistero”.

Buona lettura

Angela

In questa lettera
Dante, «Inferno», canto XXVII · Giovanni Boccaccio, «Decameron», novella I · Luigi Pirandello, «L’illustre estinto» · Maria Bellonci, «Delitto di Stato», in «Tu vipera gentile» · Dino Buzzati, «I due autisti», in «La Boutique del mistero»

«Letture funeste» raccoglie le lettere con cui Angela consiglia un libro agli altri volontari di Sguazzi.